Il Corniolo

Associazione Socio Culturale

i Colori delle Donne

L’essenza femminile che l’artista rivela nelle opere esposte, con un fascino quasi orientale per forme e realizzazione, sono la concretezza spesso messa in discussione del valore delle donne nella comunità, e nella continuità del pensiero e della vita. L’esaltazione della giovinezza, l’atteggiamenti audaci ma sempre velati da pudore, che vanno dalla perfezione all’armonia dei corpi e delle espressioni, esse sono in equilibrio con lo spirito dell’artista.La forza , i profilo e l’eleganza disinvolta, l’originalità della realizzazione delle sue opere sono l’essenza riscoperta del femminile, esse sanno essere classiche e moderne, in un gioco di colori percettivo e forte, che può sembrare violento per gli occhi che osservano.Le opere di Pierluigi appaiono talvolta astratte, ma nello stesso tempo delicate e sottili come se l’autore volesse apparentemente giocare sul contrasto, dei chiari e scuri e la delicata e l’apparente fragilità della donna.
Questo l’artista lo ha ottenuto sia con una lavorazione classica che con una lavorazione piuttosto originale che è la tecnica della sovrapposizione di elementi in ferro sapientemente lavorati fino a fare apparire la donna come immagine tridimensionale.Le opere sono orgogliose, con i loro colori forti, frutto di un lavoro che l’artista Pastori regala a tutti noi con stupenda consapevolezza.
Infatti il suo percorso artistico è disseminato dall’uso di diversi materiali, lavora con maestria sia il legno che il ferro, passa dalla carta al gesso, dall’olio all’acrilico, segno di un artista che cammina e si esprime nei modi più disparati, lanciando ogni volta un messaggio diverso agli amatori della sua arte.
Attilio Alessandrini

I colori delle donne

Non ce ne siamo accorti subito.In un primo momento sommersi dalle merci, dallo spettacolo e dalle luci di una contemporaneità sempre più suadente ci siamo illusi che avremmo potuto resistere a tutto senza trasformarci, senza essere travolti.Eppure lentamente ma inesorabilmente le cose ci hanno cambiato in una direzione inattesa perché nel breve volgere di pochi anni le merci, gli oggetti, le case sono diventate un’altra cosa, anzi un universo di altre cose invadenti e pervasive ma effimere, trasparenti, leggere, senza spessore.Gli edifici, le forme, perfino gli elettrodomestici di tutti i giorni, infatti, progressivamente s’integravano, si confondevano, si assottigliavano o scomparivano per diventare infine funzioni, miniaturizzate, meccanizzate, e poi software o ancora app.
Scomparendo gli oggetti però scomparivano anche l’aggancio con la realtà e l’esperienza forse solo banalmente tattile con le cose e poi con le persone; una vertigine di solitudine ci prendeva fino a farci preferire il rumore anche stridente all’assordante silenzio, il trasandato senso del vissuto all’asettico vuoto di ogni contenuto, il dolore condotto fino agli estremi dell’autoflagellazione e del piercing alla anestesia generata dall’assenza di
contatto.
La mancanza di ogni sostanza di fatto negava ogni appiglio alla vita: non più un peso, una spinta, almeno un graffio, non più forse nemmeno lo sfiorare leggero di un touch. Certo non una carezza.
Davvero troppo poco per generare vita, troppo poco anche per stabilire il più elementare contatto tra esseri viventi in una società come la nostra che ha paura di qualsiasi interazione umana e persino di rapportarsi con la natura senza mediazioni.Uscire tuttavia da una solitudine, che è in realtà conseguenza del progresso, significa tentare un nostalgico salto all’indietro, oppure recuperare un senso nella desertificazione delle cose attraverso la riappropriazione dei gesti, delle consuetudini e delle relazioni più propriamente umane e probabilmente questo è uno dei compiti che attende l’arte contemporanea.
Proprio per questo l’arte di Pierluigi Pastori come quella di molti altri artisti, oggi, si fa carico di riflettere di nuovo sulla materia che potremmo definire primitiva, e per la stessa ragione sente il bisogno di tornare alla materia stessa attraverso una gestualità tattile del segno non più dipinto, esile, ma intagliato nella sostanza viva del legno, o innervato nella trama sottile di una rete tutt’altro che virtuale con immagini faticosamente desunte dal gioco senza mediazioni delle luci e delle ombre.Si scende così con laboriosa, faticosa intensità ai limiti elementari della sostanza, e si traduce questa immersione nel reale in un’esperienza dura e materica, come nei quadri fatti con la rete metallica oppure colorata gioiosa ma lenta, composta di piccoli pezzi che danno “forma ” al colore quasi intarsiati nei quadri lignei che rivelano il disegno solo alla fine quando l’opera è coesa, quando cioè tutte le parti si assemblano nel loro ineluttabile destino collettivo.
Modi diversi di sperimentare la materia attraverso metodi quasi arcaici in altre parole, un mosaico ligneo compatto rigoroso che non permette mediazioni cromatiche ma solo giustapposizioni di elementi incastrati con perizia manuale e all’opposto una trama sottile di maglie sovrapposte ma spaziate che definisce con i vuoti e le assenze il segno percepibile solo a una certa distanza e, per finire, una tecnica solo apparentemente più convenzionale e pittorica fatta di colori e sfumature ma modernamente mediata da un aerografo ad aria compressa a ricordarci l’ineludibile contemporaneità delle macchine.Certo, potremmo dire addirittura inevitabilmente, una ricerca così condotta non può non avere per tema l’essenza stessa della creazione, della vita e dunque riflettere sulla dimensione più intima della Donna, sia essa grande madre universale o semplice compagna, sorella oppure amante.
Così attraverso un percorso fatto di immagini diverse ma soprattutto fatto di donne diverse, riconoscibili e allo stesso tempo archetipiche si svela una natura finalmente tornata autentica, complessa, irriducibile all’astrazione ma capace per contro di esprimere tensioni universali.Una sequenza di sguardi che racconta, le diverse condizioni, le età, le attese di tante donne tutte reali che hanno attraversato per un momento o per una vita il nostro itinerario lasciandoci, preziosissimo, un momento di vita.Diverse donne e tre tecniche diversissime dunque, tra colori squillanti ma calibratissimi e ombre nette, ma anche forme solide, compatte, intense che rappresentano o semplicemente alludono ai molteplici modi della femminilità con l’obiettivo di fermare l’istante di una visione sul mondo.La visione di Pierluigi Pastori attraverso uno sguardo di donna.
Andrea Bordi